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Per gli esperti USA, contrarre il cancro al seno
non è legato solo ai geni

Boom di test DNA per il tumore al seno, dopo l'annuncio di Angelina Jolie sul suo esame e la successiva mastectomia. Gli esperti oncologi USA frenano "Esame solo per casi specifici".

cancro seno tumore test dna angelina jolieIl test DNA per il tumore al seno

Dopo il brevetto di una azienda farmaceutica USA di un test del DNA per prevenire il tumore al seno, la diva Angelina Jolie si è sottoposta all'esame e alla successiva doppia mastectomia (asportazione chirurgica di entrambi i seni) a causa dell'esito positivo.

Il test genetico, infatti, permette di scoprire se è presente nel DNA del paziente il gene Brca1, considerato uno dei fattori di rischio del cancro al seno. Si tratta in ogni caso di un esame preventivo, perché la presenza del gene di per sé non dà la certezza di contrarre il tumore.

L'opinione degli oncologi USA

Dal maggio 2013 è iniziata una vera e propria corsa al test e il fenomeno è stato chiamato "effetto Jolie", proprio per l'influenza che l'attrice ha avuto nella vicenda.

Recentemente, tuttavia, gli esperti della "Preventive services task force", gruppo di medici e scienziati USA attivi nella prevenzione del cancro, hanno pubblicato su 'Annals of Medicine Journal' una ricerca che mette in guardia dall'uso generalizzato di questo esame dei geni.

Secondo gli esperti, le mutazioni dei geni Brca1 e Brca2 non sono comuni e sono responsabili solo di circa il 5% dei tumori al seno e del 10-15% di quelli ovarici diagnosticati.

Il rischio, secondo gli esperti, è che il ricorso al solo test del DNA, senza considerare la storia familiare o altri fattori coinvolti nella manifestazione di un tumore, porti ad azioni gravi e sconsiderate, come operazioni chirurgiche invasive oppure cure a base di farmaci che, quando non necessari a contrastare un tumore, possono causare gravi effetti collaterali e peggiorare la salute.

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